Associazioni contro nuovo decreto incentivi Fer elettriche non FV

Associazioni contro nuovo decreto incentivi Fer elettriche non FVAssociazioni ambientaliste contro la bozza del nuovo decreto sugli incentivi alle FER non fotovoltaiche, un provvedimento allo studio del Ministero dello Sviluppo Economico. Critiche che seguono a stretto giro quelle già espresse dalla FIPER – Federazione Italiana dei Produttori di Energia Rinnovabile.

Secondo quanto denuncia Legambiente il decreto opera dei tagli enormi alle fonti rinnovabili. Nel caso degli impianti eolici di piccola taglia la riduzione degli incentivi prevista dal nuovo decreto è del 40%. A pagare un prezzo alto, se il testo venisse approvato senza modifiche, sarà anche il mini idroelettrico, che vedrà ridursi gli incentivi del 24%.

Legambiente critica la decisione del Governo di tagliare gli incentivi agli impianti rinnovabili a basso impatto a tutto vantaggio degli inceneritori. Gli ambientalisti spiegano che i rifiuti da destinare alla produzione di energia godranno di tariffe incentivanti più alte di quelle garantite all’eolico.

“Dopo mesi di attesa – commenta Agostino Re Rebaudengo, Presidente di assoRinnovabili – abbiamo finalmente un testo da analizzare che contiene alcuni elementi positivi come, ad esempio, la possibilità di accedere alle tariffe del DM 6 luglio 2012 per gli impianti che entreranno in esercizio entro un anno dall’uscita del nuovo Decreto, il riconoscimento del primo criterio di priorità per gli impianti idonei ma esclusi dai registri precedenti per esaurimento dei contingenti ed, infine, in tema di manutenzioni, la possibilità di utilizzare componenti rigenerati.”

Le buone notizie si fermano però qui. “Allo stesso tempo – continua Re Rebaudengo – la bozza, oltre ad interessare un orizzonte temporale molto breve, solo fino al 1° dicembre 2016, riduce i contingenti incentivabili al punto da non sanare nemmeno tutte le istanze non ammesse ai registri precedenti. Anche l’entità degli incentivi è drasticamente ridotta (fino al 40% in meno al mini eolico, fino al 18% in meno per il mini idroelettrico e fino al 17% per i piccoli impianti a biomasse e biogas) impedendo, di fatto, nuove installazioni e bloccando lo sviluppo di un settore che ha generato occupazione, senza contare i benefici per l’ambiente e la nostra salute e che, non ultimo, ci ha resi più indipendenti dai produttori di energia da fonti fossili.”assoRinnovabili si dichiara “ancora fiduciosa che il Mise rifletta su queste osservazioni e, pur comprendendo il momento economico, adotti una strategia maggiormente green”.

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