Nuova azione UE contro il ‘made in China’

Nuova azione UE contro il ‘made in China’I pannelli fotovoltaici prodotti in Cina vengono portati illegalmente a Taiwan e in Malesia e poi esportati in Europa per poter aggirare le restrizioni commerciali imposte dall’Unione europea. Per questo la Ue dovrebbe estendere le proprie tariffe, introdotte per frenare il dumping cinese sui pannelli solari, anche agli altri due Paesi asiatici. E’ quanto chiede Eu ProSun, un’associazione delle imprese europee del fotovoltaico.

I pannelli cinesi, secondo la denuncia, vengono venduti in Europa con l’etichettatura di origine di Taiwan e della Malesia, con un danno per le imprese europee di 500 milioni di euro.

Per scongiurare questo assalto, l’associazione ha messo in campo una serie di contro misure, a partire dalla denuncia presentata da SolarWorld che chiede alla Commissione di avviare un’indagine antielusione. L’organizzazione contesta apertamente anche la posizione prese in questo contesto da un’altra famosa lobby europea del fotovoltaico, l’EPIA; quest’ultima infatti per la prima volta ha preso una posizione chiara nella disputa commerciale, schierandosi contro i prezzi minimi ed esprimendo il supporto ad un “mercato solare libero” si è schierata apertamente contro i prezzi minimi per il fotovoltaico cinese.

Caustica la risposta di Nitzschke: “In nove procedimenti internazionali su nove, contro produttori di energia solare cinesi sono state rinvenute pratiche di dumping e sovvenzioni all’esportazione in violazione alle regole dell’OMC e ora l’EPIA osa parlare di fair play e di parità di condizioni qui. Incomincia ad essere difficile prendere sul serio questa associazione”.

Nuova azione UE contro il ‘made in China’
Vota questo articolo